Horst Fantazzini

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La Nuova Sardegna, 14 aprile 1999 pagina 1, sezione: SPETTACOLO

Sarà presentato a Roma il film «Ormai è fatta» sulla vita dell'anarchico Horst Fantazzini Storia di un bandito romantico
L'opera di Monteleone è interpretata da Stefano Accorsi

SASSARI. «Pronto? E l'ufficio postale? Senta, volevo avvisare che domani in mattinata verrò a fare una rapina. E per via del frigorifero, sa, ne devo comprare uno nuovo...». E all'ufficio postale Horst Fantazzini, bandito cortese, si presentava per davvero, con la pistola giocattolo d'ordinanza, chiedendo con gentilezza all'impiegato uno o due milioni, «giusto per il necessario». Poi, una volta aggranfiato il malloppo, se ne andava, quasi sempre a piedi, o con l'autobus e si perdeva per le strade della "Bolognina", quartiere proletario e combattivo della città emiliana dove era nato il padre, un anarchico chiamato Libero. Per alcuni anni questi "colpi" solitari _ o meglio espropri, come si chiamavano alla fine degli anni Sessanta _ gli erano andati bene, tranne alcuni episodi che sembrano presi di peso dal film «Prendi i soldi e scappa» di Woody Allen: una volta un impiegato lo mise in fuga dicendogli «Ma piantala, vattene finchè sei in tempo»; in un'altra occasione rinunciò all'impresa dopo un colpo sparato in aria da una guardia giurata e in seguito a una delle sue rapine di periferia mandò un mazzo di fiori a un'impiegata che, impaurita, aveva avuto un malore. Alla fine, però, in un afoso giorno d'estate del '68, qualcosa va storto. Lo sgambetto di una guardia nella banca di Saint Tropez lo fa finire in galera in Francia e poi in Italia, dove il tribunale non gli riconosce la continuità dei reati: undici anni, una mazzata. Ma Horst l'idealista non è uomo da quatto mura. Tenterà la fuga in diverse occasioni e in una di queste _ il 23 luglio del '73 _ cadrà al suolo crivellato di colpi di pistola nel cortile del carcere di Fossano, mentre tenta di salire su un'Alfa 2000 con due agenti di custodia presi in ostaggio. Il suo destino, però, non era evidentemente quello di morire giovane. Così, dopo altre condanne _ fra le quali anche una seguita alla rivolta di «Badu 'e Carros» _ oggi, a sessant'anni Fantazzini si trova ancora recluso nel carcere di Alessandria dove dovrebbe rimanere fino al 2016. Proprio sulla sua vicenda umana, fatta apposta per finire in un romanzo, e in particolare sulla tentata evasione da Fossano, il regista Enzo Monteleone (sceneggiatore, fra l'altro, di «Mediterraneo») ha appena finito di girare il film dal titolo «Ormai è fatta» che sarà presentato alla stampa a Roma all'inizio della prossima settimana. Il racconto _ che sembra evocare «Un pomeriggio di un giorno da cani» con Al Pacino _ si svolge tutto fra il carcere dove Fantazzini prese in ostaggio due guardie e l'ospedale dove venne ricoverato in seguito al ferimento. Il produttore Gianfranco Piccioli (lo stesso che darà alla luce «Procedura» di Grimaldi), crede molto in questo progetto e per disegnare la figura di questo perdente indomito, condannato all'ergastolo senza avere mai ucciso nessuno, ha scelto un giovane attore emergente: Stefano Accorsi («Jack Frusciante» e, recentemente «Radiofreccia») mentre nel cast ci sono anche Haber e Guccini. Il clima però non è quello claustrofobico del film di Lumet, lo scopo _ dicono regista e produttore _ è piuttosto di descrivere il carattere di un uomo, sì disperato, ma anche molto vitale. Un idealista vittima di un'atmosfera rovente come quella che si respirava negli anni di piombo: in molti furono d'accordo nel considerare le pene inflitte spropositate rispetto ai reati ma Fantazzini pagò il prezzo di un periodo terribile per il nostro Paese. Fra rapimenti e attentati si era in continua emergenza, in più i suoi contatti con elementi della sinistra eversiva contribuirono decisamente a farne se non un capro espiatorio, l'oggetto di una punizione esemplare. Horst, figlio di anarchici e nipote di socialisti, che aveva iniziato a fare "colpi" in nome di una frase di Brecht: «E più criminale fondare una banca che rapinarla» ha voluto raccontare in un libro (a cui si ispira il film) il suo «pomeriggio da cani» ed è contento che adesso la storia sia finita su celluloide, anche perchè riparlarne potrebbe favorire un accorciamento della detenzione. Già nel 1976 la vicenda colpì Gianmaria Volontè che avrebbe voluto portarla sul grande schermo, ma forse era troppo presto, troppo difficile e non se ne fece nulla. Oggi che un minimo di distacco da quegli anni comincia a diventare possibile, riemerge la storia di uno bandito "strano", perdente ma mai sconfitto.

Gabriella Grimaldi