Horst Fantazzini

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Repubblica, 27 dicembre 2001, pagina 3 sezione: BOLOGNA

Il dramma di Fantazzini

Luigi Spezia È morto nel carcere dove avevano fatto di tutto per mandarlo fuori, a lavorare. Il pomeriggio della vigilia di Natale, prima della cena, Horst Fantazzini si è messo sotto la doccia nella sua cella alla sezione penale, quella riservata ai detenuti «definitivi» e ha avuto un malore. È stato soccorso dal suo compagno di cella, poi da altri detenuti e dagli agenti. In quel momento, tutte le celle erano aperte per la cosiddetta «socialità». Tutto è avvenuto all' improvviso e davanti a molte persone. L' hanno portato in infermeria, dove è stato raggiunto dal medico di Bologna Soccorso. Sembrava che stesse per riprendersi ma un nuovo attacco gli è stato fatale. Non aveva mai sofferto di cuore. Horst Fantazzini ha concluso la sua avventura terrena quattro giorni dopo essere stato arrestato dalla squadra mobile, sorpreso di nuovo a rapinare, a 62 anni. Dopo anni di oscurità e silenzio, prima l' arresto e subito dopo la morte. Anzi, la morte improvvisa dopo la sorpresa della nuova rapina. Una coincidenza, o forse no. Secondo il referto medico gli è stata fatale una crisi cardiaca e, a meno di una smentita da parte dell' autopsia, la morte potrebbe essere legata alla profonda amarezza di essere tornato un detenuto comune dietro le sbarre e aver perduto irrimediabilmente lo status di semilibero, con il peso schiacciante di altri 19 anni di pena da scontare. Ha pesato sul «bandito gentiluomo» di aver tradito la fiducia di tante persone che avevano visto con favore e soddisfazione la sua volontà di cambiare. La moglie Patrizia, l' avvocato Luca Petrucci di Roma. Forse, dopo l' arresto si è sentito uno sconfitto e per lui è stato un tracollo non solo psicologico. Era diventato semilibero nel maggio scorso e aveva promesso che avrebbe mantenuto i patti. Al vicedirettore della Dozza Vincenzo Candiano aveva detto: «Sono un uomo diverso, vivrò d' ora in poi solo per il mio nipotino». Invece, c' era ricaduto, proprio alla vigilia di Natale. Con l' amico anarchico, irriducibile degli insurrezionalisti, Carlo Tesseri, la mattina del 19 dicembre ha tentato di rapinare la Banca Agricola Mantovana a Porta Mascarella. Come un principiante. è stato «espulso» dalla porta rotante e strappato dalla bici mentre cercava di fuggire. Non ce l' ha fatta ed è tornato un detenuto che ha perduto in un solo colpo tutti i benefici che gli avevano concesso o, visto da un' altra angolatura, si era faticosamente conquistato. L' avvocato Luca Petrucci chiederà che al momento dell' autopsia - che viene eseguita d' obbligo perché si tratta di una morte in carcere - sia presente un medico legale di parte a garanzia dei parenti di Fantazzini. «Credo anch' io che si sia trattato di una morte naturale - spiega l' avvocato - ma credo anche che sia giusto togliersi dei dubbi se ce ne sono. Posso dire che negli ultimi tempi era dimagrito e appariva stanco. Il lavoro che gli avevano assegnato all' esterno come magazziniere era pesante. A questo poi forse si aggiunge la coscienza di aver deluso un sacco di persone con il suo gesto. Chissà che cosa gli è scattato per andare a fare quella rapina». Non credono alla versione ufficiale e sospettano sia stato ucciso a botte gli amici anarchici che erano vicini a Horst e ora si sono ritrovati a casa sua. Loro pensano che l' ex leggendario bandito degli anni ' 70, figlio di un anarchico eroe della Resistenza e divenuto anarchico lui pure, sia stato ucciso in un pestaggio. Ma dal carcere replicano che «se qualcuno sa qualcosa lo faccia sapere anche a noi. Non abbiamo nessun elemento per sostenere una tesi del genere. In carcere a Horst Fantazzini non è successo nulla». E anche prima di entrare, dopo l' arresto, se è vero che lui, all' ufficio matricola, nulla ha denunciato e nulla ha dichiarato al medico e allo psicologo. Il referto medico di entrata non riporta nulla di particolare. Ora sarà l' autopsia a dare l' ultima parola sul destino di un uomo che ha sempre vissuto pericolosamente, ma con uno «stile» di cui andava orgoglioso.

Luigi Spezia