Horst Fantazzini

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La Repubblica, 30 dicembre 200, pagina 1, sezione: BOLOGNA

I funerali. Una fisarmonica per l'anarchico Horst

Caro Horst, liberi tutti

Paola Cascella A Horst Fantazzini il suo funerale sarebbe piaciuto. Gli sarebbe piaciuto uscire dalla Certosa preceduto da un corteo variopinto di giovani anarchici che obbligano le auto, i taxi e perfino i bus ad avanzare al rallentatore dietro un cartello bianco con scritto "Liberi tutti". E avrebbe gradito essere ricordato ai molti ignoti presenti (un solo noto, Pino Cacucci) come è stato ricordato dal «compagno» sardo col trombone: «Horst, che le viscide parole di qualche giornalista ha dipinto come un rapinatore che indulge nei colori dell' anarchia, mentre lui semmai era tutto il contrario». SEGUE A PAGINA VII - PAOLA CASCELLA

Repubblica, 30 dicembre 2001, pagina 7, sezione: BOLOGNA

Una fisarmonica per l'anarchico Horst

(segue dalla prima pagina) Paola Cascella Alle 2 del pomeriggio Horst se ne sta sdraiato in una bara di legno chiaro, con un drappo rosso sul torace e una rosa rossa tra le mani. Tra le fredde piastrelle bianche e sotto i neon della camera ardente dell' Obitorio «riceve» per l' ultimo omaggio la prima moglie e la giovane compagna Pralina, capelli biondi lunghi, avvolta in una sciarpa rossa. Ci sono i due figli, il nipotino, gli amici di una vita contro: i rappresentanti della Federazione anarchica nazionale, quelli dell' Associazione nazionale per lo sbattezzo, le signore dell' Archivio Berneri, e molti, moltissimi amici. «Che ingiustizia», dice una signora. «L' ho visto un mese fa. Era molto magro, tirato». Un uomo col giaccone e i capelli lunghi osserva che «poteva succedere anche a casa, il carcere stavolta non c' entra». Gli anarchici fiorentini aprono uno striscione nero. C' è scritto: «Né stati, né religioni, né servi né padroni». Hanno quasi tutti i capelli grigi, si mescolano a pochi giovani insurrezionalisti con il piercing e la cresta bionda, il grosso aspetta fuori della Certosa. «Famo' un po' di casino», dice uno alla fine. Un' altra generazione «che fa cose diverse da noi», commenta una signora. Qualche ex compagno di cella saluta con la voce rotta e il pugno chiuso. A Horst affondato nel raso bianco che poi gli rimboccheranno intorno, come le lenzuola ad un bambino che si addormenta, fanno da sentinella la bandiera rossa e nera degli anarchici bolognesi e un cuscino di fiori gialli e rossi fatto come un grande cuore. Sul nastro una frase scritta in caratteri infantili: «Non sempre la realtà riesce ad uccidere i sogni». La realtà del bandito gentile spezzato a 62 anni da un aneurisma all' addome, quattro giorni dopo il drammatico ritorno in cella, mentre finalmente aveva conquistato la semilibertà, è in gran parte in quella frase. E' nelle poesie di rabbia e di dolore raccolte in un ciclostilato (prima pagina Horst che sorride, gli occhi che guardano verso l' alto) poggiato come un santino in un grande cesto pieno di garofani rossi. E' nell' album dei disegni al computer fatti dallo stesso Fantazzini. Uno si intitola «Omaggio a Maiakoskji, un altro «Omaggio a Andy Warhol». Ci sono molte composizioni con le sbarre, quelle dietro le quali Horst ha trascorso la metà della vita. Lo ricorda Pralina mentre il compagno col trombone e una ragazza con la fisarmonica intonano "Addio Lugano bella". In molti cantano. «Horst racconta Pralina , non ha mai avuto paura davanti agli sbirri che gli sparavano per ucciderlo e non riuscendoci cercavano di seppellirlo in carcere. Non si è mai piegato. Era come un bambino che grida "Il re è nudo", e per questo l' ho amato disperatamente. Abbiamo vissuto un amore intenso fatto anche di gioco, erotismo e sensualità. Gli avevo detto "se fai qualcosa di stupido proprio ora che siamo riusciti a tirarti fuori di cella e aspettiamo la grazia, ci metti tutti nella merda". Però non lo giudico. Penso solo che non tornerà più in nessun carcere di merda. Viva l'anarchia. Ciao Topolino».
(segue dalla prima pagina)

Paola Cascella