Horst Fantazzini

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Racconti di Horst

AUTORITA'
di Horst Fantazzini


Avevano iniziato prestissimo a rompergli i coglioni.
Praticamente subito dopo la sua nascita, obbligandolo a poppare a orari prestabiliti, a cercare di farlo dormire quando aveva voglia di comunicare e viceversa, a frequentare solo oggetti DOC, a sopportare assurde moine per strappargli un sorriso da esibire allo zoo dall'altra parte dello steccato ed un'infinità di altri ricatti piccoli e grandi.
Poi le cose peggiorarono di molto al raggiungimento dell'età scolastica.
Appena messo piede nella scuola, intuì subito di trovarsi in una specie di caserma culturale. Più tardi comprese che era molto più caserma che culturale.
Poi conobbe le caserme-caserme e sempre più ebbe la sgradevole impressione che stavano cercando di sagomarlo come una serratura nella quale fare entrare le loro chiavi.
Giunto nel mondo del lavoro, che da noi nobiliterebbe mentre altrove rendeva liberi, si vide circondato da uomini-serrature e da uomini-chiave ed iniziò a costruire un piano che avrebbe dovuto permettergli d'evadere dall'immensa prigione in cui stavano rinchiudendo le nostre esistenze.
Con dolore vide suoi coetanei che per sfuggire all'annullamento sociale si autoannullavano conficcandosi narghilè nel cervello e siringhe nelle vene.
Altri accettarono le regole e si misero in fila per avere i bollini dell'arrampicata sociale: si inizia con un frullatore e si termina, dopo mezzo secolo di sfruttamento e cambiali, con la lavatrice ultimo modello nell'appartamento condominiale scontato con venti anni di mutuo-prigione.
Altri ancora, tra i quali lui, iniziarono un lungo cammino verso la libertà attraverso i labirintici meandri dell'autorità che tutto copre e avvolge.
Ora dovrebbe trovarsi all'incirca ad ovest della statua della libertà, verso il trentesimo sub-livello rispetto al volo degli uccelli.
Difficile spiegare esattamente il perché, ma so per certo che si sente libero.

Horst, maggio 1993