Horst Fantazzini

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Articoli

Chi ha paura della libertà?
di Marina Valente

2 marzo 2011

Horst Fantazzini era figlio del coraggiosissimo partigiano bolognese anarchico Alfonso "Libero". Horst, definito "il rapinatore gentiluomo" per i modi cortesi e la pistola giocattolo utilizzata durante le molte rapine di banche in Italia e in Francia negli anni '60 e '70 del secolo scorso, ebbe l'identico coraggio. Arrestato più volte, fu protagonista di una clamorosa evasione dal carcere di Fossano (Cuneo), raccontata nel suo libro-cronaca "Ormai è fatta! " (titolo dell'omonimo film, per la regia di Enzo Monteleone), pubblicato a cura del Soccorso Rosso Militante e dall'editore veronese Bertani nel 1976.

Nella seconda metà degli anni '70, accumulò condanne fino al 2024, e collezionò una quantità di fantasiosi, ma vani tentativi di evasione. Il caso del compagno Horst non è rilevante per la sua scelta di non usare armi nel corso delle proprie imprese, ma per il feroce accanimento nei suoi confronti da parte dello stato. Una persecuzione operata soprattutto per cercare di spegnere quell'anarchismo che, in lui, si esprimeva in una personalità originale e ne faceva un individuo "pericoloso", in quanto troppo libero per vivere libero in una società di schiavi. Per questo, un perverso calcolo giudiziario lo condannò a una pena complessiva superiore all'ergastolo che, dopo avere già scontato oltre 30 anni, gli avrebbe permesso di uscire all'età di 85!.
Ma, ai periodi di semilibertà ottenuti e interrotti - il 19 dicembre del 2001 - dalla sua ultima rapina con fuga in bicicletta e dal definitivo arresto, seguì pochi giorni dopo la morte nell'infermeria del carcere di Bologna. L'intenzione dello stato era quella di ucciderlo; fu chiaro anche nel corso della sua tentata evasione dal carcere di Fossano, nel luglio 1973, quando una pioggia di proiettili sparati da una quantità di tiratori scelti lo ferì gravemente e un colpo in testa lo costrinse ad essere operato d'urgenza.
Leggo da qualche parte e condivido: "Se si vuole davvero liberarsi di quella mostruosità che è il carcere, senza perdersi in sterili discussioni su assolutamente inutili riforme "democratiche" del sistema carcerario, è necessario rifiutare in toto il sistema carcerario e l'intero apparato giudiziario, statale ed economico che ne garantisce l'esistenza. Solo una rivoluzione sociale che ponga in primo piano l'autogestione (e qui l'esperienza storica del '36 dell'anarchismo iberico è punto di riferimento fondamentale) potrà debellare il virus del potere statale ed economico. (...) una società di liberi e uguali impedirebbe all'origine sofferenze individuali, dovute a povertà, a disagio psicologico ed esistenziale per ingiustizie delle società, radicate nel tessuto umano e biologico del pianeta".
Fantazzini espropriava banche. Cosa potremmo noi ... collettivamente?

Marina Valente