Horst Fantazzini

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Scritti di Horst

Dalla Guyana sarda
di Horst Fantazzini

(...) Rannicchiati sul tetto perché qui non abbiamo tavolo, né sedie né armadietti. Una cella nuda. Quattro brande che ci rubano tutto lo spazio. La biancheria e le poche cose che ci lasciano sistemata sul pavimento. Desolazione e dignità calpestate. Quest'isola è famosa per gli asinelli bianchi e il vento. E anche per la ottusità, la brutalità gratuita, la dignità calpestata.
Quest'isola non si trova in Europa ma nel più retrogrado Sud-America. E vi scorrazzano figuri complessati, napoleoni in miniatura, personaggi che sarebbero da operetta se non avessero lasciapassare per nuocere (...) Ti voglio raccontare la mia giornata di oggi, uguale a quella di ieri e a quelle che si susseguono da quasi 5 mesi per la dozzina di proletari, figli di nessuno, lasciati qui per giustificare la necessità della militarizzazione di quest'isola, che sarebbe anche bella, se non fosse umiliata da troppo cemento, ferro e fili spinati.
Alle otto la conta, ed entrano in cella una decina di guardie con in mano manganelli, che ostentano senza convincere o intimidire nessuno. Un quarto d'ora dopo l'ora d'aria. Ti portano in una cella vuota e lì, sempre circondato da guardie con manganelli, ti devi spogliare nudo. Tu sei lì nudo come un verme e loro palpano i tuoi indumenti.
Poi ti devi girare, perché controllino che non nascondi un'arma nelle chiappe. Ti rivesti e ti accompagnano in un cunicolo. L'aria la fai in compagni di uno o al massimo due compagni. Passata un'ora e mezza, ti riportano in cella, prima però ti devi rispogliare, sottostare alla stessa umiliante cerimonia di prima. E così resti chiuso sino al mattino successivo, sino alla prossima uscita per l'aria. Ma non mancano altri spettacoli; alle 11, alle 16, alle 20, alle 24, entrano in cella a fare la conta, con i soliti manganelli (...) La biancheria e gli indumenti razionati. I libri negati, (ne puoi tenere al massimo tre, ma a me non ne hanno ancora dato nessuno) (...) Né fornello e nulla per poter cucinare, né specchio per pettinarti, nulla per farti la barba, l'obbligo della divisa, ridicolmente larga, informe, senza bottoni.
E quando li vedo con i loro manganelli, non posso fare a meno di ricordare che un anno e mezzo fa, qui, fummo massacrati in 70, ed io finii in coma all'ospedale... ma nessuno di noi s'intimorì. Continuammo a lottare, conquistammo quegli spazi di vita e di socialità irrinunciabili alla nostra dignità. E per molto tempo ho sentito discorsi e letto proclami su ridicoli "poteri rossi" ... Ed ora si riparte da zero.
L'Asinara oggi si trova in Sud-America... E penso al salto che c'è da Palmi a qui. Là l'intelligenza scientifica al servizio del controllo sociale, la razionalità "social-democratica", che raggiunge i suoi scopi in modo "pulito", senza inutile spreco di brutalità... qui l'ottusità più cruda, la forza che sopperisce alla mancanza di razionalità. Due facce di un medesimo regime... i mille volti e i mille mezzi che il capitale usa per salvaguardare i suoi privilegi. E guardi queste guardie con i loro manganelli e qualcosa del mio sguardo li turba, perché c'è sempre qualcuno tra i più giovani che abbassa gli occhi... E penso alle giustificazioni che possono avere. La miseria, una possibilità d'uscire dal mondo dei vinti che è quello dei loro genitori, pastori e braccianti sfruttati da generazioni... no, non mi riesce di dare loro attenuanti. Dal momento che accettano di lavorare così, con manganelli in mano per costringerci a vivere come bestie, in quel preciso momento - pur nella loro ignoranza - essi scelgono di stare dalla parte dei "forti", dei padroni, di quelli che da sempre hanno sfruttato i loro genitori, le generazioni di pastori e braccianti, la loro classe, il "mondo dei vinti", vinti con la forza, quella forza che è simboleggiata da quel manganello che loro oggi ostentano qui...
Ma noi, qui, non siamo intimoriti. Ognuno di noi, per il solo fatto di essere qui, ha alle sue spalle una lunga storia fatta di "NO!" gridati con coscienza, rabbia e coraggio. Ma è duro. Difficile soprattutto. 15 proletari sepolti in un angolo di Sud-America, dimenticati dai "democratici" e dai "rivoluzionari" (...)
Horst Fantazzini

(da "Rivista anarchica" aprile 1980)