Horst Fantazzini

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Domande frequenti su Horst Fantazzini,
Ormai è fatta! e su questo sito


* Nel sito mancano alcuni nomi, alcuni riferimenti. Perché?
Abbiamo adottato questi criteri: non abbiamo nominato (o abbiamo limitato dove possibile il riconoscimento, mettendo solo le iniziali) chi mi ha espresso verbalmente il rifiuto di venire citato in qualunque testo. Quindi non si tratta di censura o di rimozione, ma di rispetto per le altrui libertà. Se in qualsiasi momento, chiunque non desidera più apparire in questo sito, può comunicarcelo inviandoci una mail a redazione[at]horstfantazzini.net viceversa attendiamo altri contributi, altri "punti di vista".

* Horst Fantazzini telefonava prima di rapinare le banche.
Una volta Horst mi disse che era una cosa assurda, se lo avesse fatto, la banca il giorno dopo sarebbe stata circondata dai carabinieri. Sì, è vero, diceva, io spesso sono ingenuo, ma non fino a questo punto. Ma i giornalisti si sono divertiti a costruirgli addosso un personaggio ritagliato ad uso e consumo per il lettore "medio". Piuttosto, e questa è verità, non andava mai a fare rapine senza avere a lungo studiato il posto. Aveva una memoria visiva fantastica. Faceva attenti sopralluoghi, che chiamava in gergo "lavoro".

* Horst Fantazzini era un delinquente comune che si politicizzò in carcere.
Un romantico fuori dal mondo che scopre la politica in carcere. Anche questa è una leggenda riportata dai giornalisti, nulla di più falso, il nonno di Horst era socialista, il padre anarchico e anarchica l'ultima compagna di suo padre, Horst fin da giovanissimo prese coscienza, frequentando gruppi anarchici, da giovane andò a riunioni dell'USI (Unione Sindacale Italiana) che è il sindacato anarchico, poi, come lui stesso racconta qui www.horstfantazzini.net/diventa_rapinatore.htm fu individualista anarchico per non coinvolgere nelle sue scelte chi non la pensava come lui. L'esperienza del carcere rinforzò soltanto le sue idee per il tempo interminabile dedicato alla lettura, e gli fece conoscere la solidarietà di tanti individui e gruppi organizzati, gruppi che operavano sia al di fuori, come i collettivi che si occupavano della repressione, che all'interno. Si trovò a contatto di anarchici e comunisti, condivise la cella con detenuti comuni, preferendo però sempre la condivisione di spazi e di tempo con i detenuti "politici". Spesso si rifiutò di uscire per l'ora d'aria per non incontrare pentiti, ruffiani, spacciatori ed altre canaglie. Un giorno diede uno schiaffo a un detenuto che aveva assassinato moglie e figlia, quando questi affermò che era giusto ammazzare la gente durante le rapine. Tanto per fargli capire che dovevano mantenere le distanze. Mi disse che voleva un funerale con le bandiere nere dell'Anarchia.

* Horst Fantazzini approvò la sceneggiatura del film.
E' vero, a tal punto che seguì con vivo interesse tutto il percorso del film fin dalla ideazione, collaborando con il produttore Gianfranco Piccioli alle note biografiche e alla ricostruzione (tramite foto e note scritte) delle immagini dei personaggi di lui e della sua famiglia, e proponendogli modifiche, aggiunte e una particina per me (che poi non seguirono). Non solo, ma si commosse leggendo la prima stesura, di Angelo Orlando. Era letteralmente entuasiasta del film, non solo per ciò che avrebbe comportato (un'occasione d'oro per la sua liberazione) ma anche per l'amicizia che si creò con la troupe degli attori, in particolare con Stefano Accorsi che lo andò a trovare due volte in carcere, l'ultima volta il colloquio fu negato dalla guardie carcerarie di Bologna con un futile pretesto. Il fitto carteggio con Gianfranco Piccioli e con Stefano Accorsi ne è la testimonianza. Chi parla in termini spregiativi, di un "film tv nel quale precipitò" con la sua storia, come se Horst fosse stato depredato a sua insaputa, dovrebbe tener presente che la realtà è più complessa e conoscere meglio i termini della questione. Horst non era innamorato soltanto delle rapine ma anche del cinema, tanto è vero, che avrebbe voluto scrivere una sceneggiatura per Tinto Brass. E riguardo alla sua storia aveva un occhio critico e disincantato, non di rado divertito, quindi l'ironia espressa talvolta dal film (ma anche dalle manifestazioni in suo sostegno e in sua memoria) non è assolutamente fuori luogo.

* Nel film la scena con Guccini (che interpreta il padre di Horst) è verosimile?
Il padre di Horst, Libero, ex rapinatore per la resistenza antinazista, mai condivise le sue scelte, non per le rapine in sé, ma per lo scopo (egoistico) di queste. Quindi fino a qui la scena è verosimile, senonché riduce il rapporto padre-figlio ad una patetica paternale, che certamente Libero gli avrebbe risparmiato in un contesto del genere, davanti agli sbirri. In realtà la scena è un escamotage per inserire in un film da un'ora e venti, la figura di Libero Fantazzini, che altrimenti sarebbe stata tagliata fuori. Del tutto poco credibile, invece, il pianto di Horst davanti a due guardie, era un uomo orgoglioso che sapeva celarsi dietro una maschera (ma poteva piangere in altri contesti) e Accorsi, pur bravissimo, lo fa sembrare durante tutto il film, più emotivo e più imbranato di quanto non fosse realmente. Anche la scena iniziale, dove restituisce i soldi al direttore di banca, è assolutamente falsa, ma a Horst piacque lo stesso. Non si prendeva mai troppo sul serio.

* Dove si può trovare il film "Ormai è fatta!"?
"Ormai è fatta!" è uscito nel 1999, è stato distribuito da Columbia, poi da Medusa film, ma a quanto ci risulta, il film si trova su vhs non su dvd, in rare copie. Sul film si possono ottenere maggiori informazioni scrivendoci alla casella di posta del sito qui presente.

* Questione "Ormai è fatta!" libro. Perché Horst non lo ripubblicò?
Diverse case editrici, Baldini&Castoldi, Feltrinelli, Einaudi tanto per citarne alcune, chiesero a Horst di ripubblicare il suo racconto, in occasione dell'uscita del film. Era il 1999. Horst si trovava allora nel complesso di San Michele, il carcere di Alessandria. Era sommerso di lettere. Tutti si ricordavano di lui. Si fecero vivi anche dei compagni di Nautilus per chiedergli di pubblicare il suo libro, ma Horst mi disse che avrebbe più volentieri dato il racconto in mano a una grossa casa editrice, non perché non credesse nei loro progetti editoriali (che anzi seguiva con vivo interesse), ma per una questione di maggiore diffusione. "In fondo" disse con ironia, ridendo "anche questi bravi compagni sono solo una piccola parrocchia e il mio libro credo che meriti di più". Iniziò lentamente e con fatica, dato che le vecchie ferite non sono facili a riaprirsi men che mai in un luogo come il carcere, ad apportare aggiunte consistenti al suo racconto, ma nel 2000 con il trasferimento alla Dozza, carcere di Bologna, il computer "Lilith" venne danneggiato e i file del libro andarono persi. Poi venne messo in regime di semilibertà, dovendo operare delle scelte di "priorità", si volle dedicare interamente al presente, essendo -come diceva- il passato una cosa a cui solo gli zombie che non hanno un presente vivo possono legarsi. Disse anche il libro così com'è non mi rappresenta più, certo è una parte importante, ma la mia vita si è arricchita di tante esperienze dopo il 1973. Ecco perché non pensò di ripubblicare il libro, almeno non nell'immediato. Ne parlò anche coi compagni della Scintilla e con i suoi figli di questa sua scelta, affermando che chiunque poteva ristampare il suo racconto su fotocopie, ciò gli avrebbe fatto piacere, ma che la ripubblicazione per lui era altra cosa, la vera ripubblicazione ce l'aveva in testa da tanto tempo, e avrebbe dovuto comprendere un altro capitolo su fatti più recenti, sulla modificazione del carcere con la legge Gozzini, il fenomeno del pentitismo, la diffusione della droga, l'aministia per i politici, gli stranieri, e tutte queste problematiche. Insomma avrebbe dato al suo libro un taglio meno personalistico, meno legato a lui come personaggio, più ATTUALE, e più SOCIALE (anche se il libro pur com'è, è già di forte denuncia sociale e politica). Non dimentichiamoci che Horst stesso era "straniero" e che sentiva in modo particolare la discriminazione degli stranieri sia in carcere che nella società complessiva. Quindi l'attualità non lo coglieva impreparato. Vi invito a leggere comunque i suoi racconti e i suoi saggi. La morte sopraggiunta improvvisamente al carcere della Dozza, il 24 dicembre 2001, ha spazzato via questo suo progetto, che per rispetto, rendo noto qui.

* Qual'è la posizione della redazione rispetto alle vicende dei pacchi bomba che utilizzarono il nome di Fantazzini?

Le vicende legate alla strumentalizzazione del nome di Horst Fantazzini, con l'invio di pacchi bomba con il nome di fantomatiche brigate o commandi di dubbia provenienza, non ci riguardano. Il nostro impegno è quello di mantenere viva una memoria alla luce del sole, con l'umanità e il rispetto che Horst aveva sempre anche nei confronti dei suoi "nemici", tant'è vero che veniva chiamato "il bandito gentile". Le sue azioni escludevano l'utilizzo di armi ed esplosivi, sebbene in alcune occasioni egli utilizzò metodi duri per evadere, non era e non fu mai un bombarolo.

Recent events linked to the exploitation of Horst Fantazzini's name, with the delivery of mail bombs named after mystifying brigades or commandos of doubtful origin, is no concern of ours. Our aim is to openly keep his memory alive, the humanity and respect he used to have even toward his "enemies", so much so he was called the "kind bandit". His actions excluded the use of weapons and explosives. Sometimes he used tough systems to escape, but he has never been a bomber.

Sui pacchi bomba e altre provocazioni, archivio de l'Unità: intervista alla compagna di Horst Fantazzini