Horst Fantazzini

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Enzo Monteleone
dal saggio di AAVV. Torino Città del cinema
Il Castoro 2001


«Fare cinema è un mestiere strano. Te ne capitano di tutti i colori. A volte ti può capitare anche di girare un film a Torino e dintorni. A me è capitato quando ho realizzato Ormai è fatta! E’ un film che racconta di rapine in banca e di evasioni da vari carceri. E’ una storia vera e il mio protagonista ha “operato” in Piemonte, perciò mi sono documentato e ho fatto i sopralluoghi. Durante un luglio dal caldo atroce (i giornali dicevano che era un secolo che non faceva così caldo!) sono andato in giro in macchina a vedere il carcere di Fossano, dove si era svolgo un drammatico tentativo di evasione finito con una sparatoria, ma il carcere era ancora in funzione e non si poteva girare lì. Voglio dire che c’erano ancora detenuti e guardie e che una troupe cinematografica avrebbe creato un tale casino che sicuramente molti detenuti ne avrebbero approfittato per tentare un’evasione. Allora siamo andati a vedere il vecchio carcere di Alessandria, oramai abbandonato. Vegetazione selvaggia dappertutto, porte sfondate, muri sbrecciati: grande casino, ma impossibile da utilizzare: troppo rovinato. Ho notato una cosa: tutti i water erano stati divelti. Qualcuno se li era portati via? Boh! Siamo stati nell’ex carcere minorile di Bosco Marengo. Una volta era un monastero. Grande atmosfera, cortili interni, scalinate, corridoi, celle a vista su due livelli come nei film american. Si potevano sentire ancora le voci e le grida delle migliaia di ragazzi che vi erano stati rinchiusi. Aperto un portone apparve uno stanzone enorme adibito a campo di basket: molto strano. Inquietante anche. Comunque il complesso era troppo imponente, troppo monumentale. Non andava bene. A Torino visitammo le Nuove, che in realtà sono le carceri vecchie perchè nel frattempo hanno costruito un nuovo penitenziario più odierno. E’ un carcere per metà ancora in funzione. L’altra metà, piena di corridoi a vari livelli, con un giardino un po’ lezioso e un bellissimo campo da calcio con le tribune è dismessa e di solito viene usata per girarci film. Poteva andare bene per alcune scene, quella di vita carceraria, ma non funzionava per il tentativo di fuga. A malincuore ci rinunciammo. Proseguendo il nostro tour carcerario sotto il sole di luglio giungemmo a Saluzzo. Il vecchio paese era intatto, cosa molto importante per un film come il nostro ambientato negli anni Settanta. Nella parte alta del paese si erge una ex fortezza, trasformata in carcere e poi dismesso negli anni Ottanta. La piazzetta con la fontana, i cortili interni, i bracci, le camerate, il campo da calcio sovrastato dalle torrette delle guardie, i camminamenti, il filo spinato. E poi gli uffici, i corridoi, la stanza del direttore: tutto era rimasto intatto anche se in stato di abbandono. Fuori dagli stanzoni c’erano ancora le striscioline di carta con i nomi dei detenuti. Gli armadietti erano pieni di donne nude e di scatolette arrugginite. Finalmente avevamo trovato il nostro carcere! Ma oltre al carcere c’erano altri ambienti da trovare. E allora di nuovo in giro in macchina per le strade di Torino svuotate dal caldo dell’estate. Abbiamo visitato gli ex stabilimenti della Michelin, un incredibile città nella città, completamente abbandona ama ancora conservata, e le Manifatture Tabacchi, un altro complesso enorme in disuso dove abbaino girato alcune scene. Talmente grande che ci siamo persi. E’ bello fare i sopralluoghi. Scopri mondi che non ti aspetti. Conosci persone che ti dicono: “La mia vita è un film!” e in effetti è vero, vedi luoghi, strade edifici che ti raccontano storie. Fare cinema è un mestiere strano. Non sai mai cosa ti può capitare. A volte ti può capitare anche di girare un film a Torino e dintorni» (E. Monteleone, in D. Bracco, S. Della Casa, P. Manera, F. Prono (a cura), Torino città del cinema, Il Castoro, Milano, 2001).