Horst Fantazzini

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Gorizia: 24, 25, 26 maggio 2013
9° Festival Internazionale della Storia "Banditi"

Nell'ambito del Festival internazionale della storia, nona edizione, nonostante la crisi

A Gorizia per due giorni si parlerà di banditi. Contenti loro?
di Diego Gabutti

Sul cartellone di «èStoria» (il Festival internazionale della storia di Gorizia, che giunge quest'anno alla sua nona edizione; pagato con i soldi pubblici, anche si dice che manchino) c'è la parola «banditi». È di loro, dei fuori e dei senza legge, che gli storici convenuti a Gorizia da mezzo mondo dibatteranno per tutto il weekend, dal 24 al 26 maggio. Ai banditi gli storici non hanno mai prestato grande attenzione: Robin Hood, se anche fosse un personaggio storico, e non lo è, continuerebbe a essere pane per autori di feuilleton storici e non materiale storico, per sua natura più nobile. Metà giornalista, metà romanziere, Alexandre Dumas père fu autore d'un Robin Hood e s'occupò anche di camorra subito dopo l'Unità italiana, quando diresse a Napoli un foglio garibaldino, L'indipendente (La camorra e altre storie di briganti, Donzelli 2013, pp. 319, 30,00 euro).

A parte il marxista inglese Eric Hobsbwam, l'autore del Secolo breve, che, ai fuorilegge, dedicò una raccolta di saggi, I banditi. Il banditismo sociale nell'età moderna, Einaudi 2002, pp. 224, 18,00 euro, è raro che gli storici si occupino dei criminali e delle loro imprese. Di banditi parlano in prevalenza sociologi e giornalisti, i primi con freddezza da entomologi, i secondi per esaltarne le imprese o per biasimarne i costumi (dipende dall'occasione, dalla temperie culturale). Oggi molti storici di professione si occupano tuttavia di mafie, e, in particolare, di mafia siciliana, che in Occidente figura, credo a buon titolo, come la madre di tutte le organizzazioni criminali. Gli storici hanno scritto libri importanti sulle mafie, per esempio Cosa Nostra. Storia della mafia siciliana e Onorate società, due libri dello storico inglese John Dickie (pubblicati entrambi da Laterza, 2005 e 2011) di cui consiglio a tutti la lettura (sono pieni di fatti, poche le prediche, e per di più sono scritti bene).

Ma per capire lo spirito della mafia siciliana, e per apprezzarne inoltre l'inquietante dimensione politica, resta insostituibile la lettura del Giorno della civetta di Leonardo Sciascia e la visione del Padrino di Francis Ford Coppola, film che merita di figurare nelle bibliografie dei manuali di storia delle dottrine politiche, a fianco del Principe di Machiavelli. A Gorizia, nei prossimi tre giorni, parleranno David Abulafia e Alessandro Barbero, Giorgio Dell'Arti e Alan Knight, Edward Luttwak e Alessandro Marzo Magno. Cioè storici e giornalisti, persino qualche romanziere. Niente banditi, però. Consiglio, a chi voglia ascoltare anche le loro opinioni in tema di banditismo, i titoli che escono nelle edizioni il Milieu di Milano: biografie e autobiografie di banditi, Horst Fantazzini, Francis Turatello, il rapinatore sardomeneghino Ezio Barbieri, il terrorista Cecco Bellosi. Sono libri seri e, a loro modo, preziosi, che restituiscono al banditismo una dimensione, non diciamo umana (è impossibile) ma per dir così «prespettacolare»: la dimensione che avevano un tempo nelle pagine di cronaca nera, prima che l'ideologia facesse della cronaca nera (è poi di questo che si occupano il Fatto e Micromega, mica di filosofia morale) una passerella di vanità giornalistiche.

Immagino che a Gorizia, da domani a domenica, si daranno esempi di tutte le possibili letture del fenomeno: banditi come casi clinici, banditi per caso, banditi per colpa, ma anche banditi come icone di libertà. C'è infatti il sogno e l'incubo di un'altra vita nelle imprese del milieu, nei «colpi», nel rififì.

 

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