Horst Fantazzini

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da "Boxer" settimanale di satira - n° 70 - 24/7/1998

di Geraldina Colotti

Furto con spasso

Se lo stato o qualche santo protettore del carcerato sfigato non si deciderà a mollarlo prima, per i prossimi trent'anni, la ghirba incanutita di Horst Fantazzini non la rivedremo neanche in cartolina. Però potremo immaginarla seduti in poltrona, a guardare il film che, dal prossimo 21 settembre, verrà girato su di lui: "Ormai è fatta", per la regia di Enzo Monteleone, tratto dall'omonimo racconto autobiografico, scritto da Fantazzini nel '73. Produttore del film sarà Gianfranco Piccioli. Boxer l'ha intervistato per capire come mai abbia deciso di investire dineros per un film sulla vita del detenuto.
D. Dottor Piccioli, come le è venuta l'idea di girare un film su Horst Fantazzini?
R. E' stato per via del suo libro, "Ormai è fatta", una vecchia edizione dei primi anni '70 diffusa per Soccorso Rosso da Franca Rame e Dario Fo. Enzo Monteleone l'ha ritrovato su un banchetto dell'usato e se ne è innamorato. Anche per me è stata una passione immediata perché, al di là dell'interesse per il fatto di cronaca - Fantazzini racconta il suo tentativo d'evasione dal carcere durato un giorno: dalle 7,45 alle 22 - c'erano le sue riflessioni dall'interno. Oltretutto lui, che è anche poeta e dipinge, si esprime con grande proprietà di linguaggio. Perciò, mi sono chiesto che fine avesse fatto.
D. E ha scoperto che si trovava nella sua suite imperiale con vista su cemento armato in quel di Alessandria...
R. Già. E da allora, praticamente ho un fidanzato: ci scriviamo lettere ogni settimana.
D. Ha avuto problemi con la Congrega di San Secondino in quel di Alessandria, per esempio censure sulla corrispondenza, intoppi nei colloqui?
R. Non particolarmente, però ho degli aneddoti interessanti, per esempio a proposito degli alimenti... Non si capisce mai perché a volte i fagioli entrano e i piselli no, i tortellini sì e la ribollita toscana no.
D. E' la creatività del carceriere, sennò si annoia. Vuol mettere l'alienazione...
R. Sì, ma io volevo capire se esistesse un regolamento. Così, quando ho finalmente incontrato Horst e gliel'ho chiesto, e lui m'ha risposto che non c'era, ma che se l'indomani trovavano droga nei piselli, questi diventavano pericolosi. E proibitissimi. Se la trovavano nei fagioli, niente più fagioli per i prossimi centocinquant'anni. Come per lo shampo, che ad Alessandria non entra più da vent'anni: da quando dentro a quello di Horst ci hanno trovato il tritolo...
D. Vent'anni senza shampo... avranno i capelli un po' incrostati da quelle parti...
R. Beh, lo comprano dall'amministrazione.
D. ...Che così, si puliscono bene anche le tasche.
R. Ho visto anche un'altra cosa all'entrata del carcere: un cartello che vietava l'ingresso in calzoncini ai visitatori di sesso maschile. Perché solo a quelli di sesso maschile?
D. Si vede che i calzoncini non gli piacciono. E' lo stesso concetto dei fagioli.
R. Sì, ma perché solo a quelli di seso maschile?
D. Guardi che nei femminili, basta uscire dalla cella in pantaloncini per prendersi un rapporto disciplinare. Ma, a parte i calzoncini, di cosa avete parlato con Fantazzini?
R. Del film, della sceneggiatura, del suo libro, di cui mi aveva colpito l'ironia. E della sua situazione. Horst ha una sua filosofia, dice che un uomo è recuperabile finché non si piega. E intanto ha scontato ben trent'anni senza aver ucciso nessuno. Era un rapinatore gentiluomo. Anche durante quel tentativo d'evasione ha ferito tre guardie per panico. E si è preso diciotto anni, di cui due per furto di orologio.
D. Furto di orologio?
R. Sì, perché durante il sequestro doveva sempre chiedere l'ora a uno degli ostaggi. Così, per tagliar corto, gliel'ha chiesto in prestito, dicendogli che glielo avrebbe reso dopo: c'è nella sentenza. E gli hanno dato due anni.
D. Cosa l'ha colpita di più nella vicenda di Fantazzini?
R. La sproporzione tra la potenza di un apparato e la rivolta di un uomo solo. Perché Horst aveva una pistola con un solo proiettile in canna, mentre dall'altra parte c'era un esercito a cui qualcuno aveva impartito l'ordine di uccidere. Infatti Fantazzini è vivo per miracolo, gli hanno sparato un colpo alla tempia e gli altri in altrettanti punti vitali. Se è ancora qui, è solo grazie alla sua forza vitale. E comunque, già all'epoca dell'evasione aveva fatto 22 anni di prigione più 4 in Francia per delle rapine senza spargimento di sangue. Era anche comprensibile che iniziasse la sua ribellione.
D. Lei cosa pensa si dovrebbe fare per lui?
R. In questi tempi in cui si fa un gran parlare di stato e giustizia, qualcuno dovrebbe aprirgli la porta. Perché, anche se è ancora vivo a sessant'anni, la sua vita è andata perduta, e certo non è più un pericolo pubblico. Era solo uno che pensava fosse criminale fondare una banca, non rapinarla.
D. Parole sante, ma ormai demodé. E, a proposito di soldi, chi finanzia il film?
R. Ah, questa è un'altra cosa da raccontare: lo finanzia la Commissione nazionale dei film, che ha ritenuto la sceneggiatura di Monteleone, tratta dal libro, di interesse nazionale. A finanziare il film, è quindi lo stesso stato che lo ha condannato.
D. Come a dire: o la borsa, o la vita.