Horst Fantazzini

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Presentato dall'autrice, compagna del "bandito gentile"

L'ULTIMO COLPO DI HORST FANTAZZINI, AL "VALLAURI"

Fossano. Al giorno d'oggi si pensa che tutte le canzoni siano già state scritte, che tutte le storie siano già state narrate. Ma, in realtà, il mondo continua a stupirci e a farci riflettere, insegnandoci che in ogni momento accade qualcosa di speciale, in qualche luogo, forse più vicino di quanto potessimo immaginare.
Patrizia "Pralina" Diamante e Marcello Baraghini, lunedì 15 dicembre, in un’aula dell’Istituto "Vallauri" di Fossano, hanno dimostrato che è esistita una persona unica, speciale, appunto, con un nome che è leggenda: Horst Fantazzini.
Patrizia Diamante, l'ultima compagna di Horst, è scrittrice, decoratrice, ceramista e cabarettista. Marcello Baraghini, editore della opera di Pralina su Horst e inventore dei libri Millelire, combatte contro il sistema e scuote le coscienze con "Stampa Alternativa", festival per scrittori analfabeti e slogan del tipo "si nasce editori come si nasce poeti".
Nel suo libro di libertà, denuncia, poesia, magia e amore, Patrizia Diamante racconta la storia di Horst. Anarchico bolognese, rapinatore per vocazione, è chiamato il "bandito gentile" per i suoi modi cortesi e ironici (usava pistole giocattolo).
Per l'accumularsi di pene su pene, con una trappola giuridica, fu condannato a 57 anni di carcere. Pralina fondò il comitato per fargli avere la semi-libertà e dopo un anno (nel 2000) - grazie anche al film "Ormai è fatta" con Stefano Accorsi, e al libro autobiografico di Horst - la ottiene.
E' un periodo felice per i due innamorati, che però terminerà presto con un colpo fallito ad una banca di Bologna, da cui Horst scappa in bicicletta. La vera natura di rapinatore, caratteristica di famiglia (il padre, Libero, rubava per finanziare la resistenza antifascista) non l’ha mai abbandonato.
Rientrato in carcere, muore dopo due giorni per un aneurisma provocato da schegge di proiettili residue.
La storia d'amore vissuta con Pralina, resa pubblica fin dall'inizio, si è basata su lettere e colloqui regolati da una burocrazia opprimente, fino all'assurda semi-libertà. In prigione si è costretti a parlare un'altra lingua; per Patrizia essa è morte. Horst si è salvato per il suo orgoglio e la sua forza interiore, ma anche perché comunque non era da solo a battersi per la sua libertà. Uomo eccezionale, duro, puro e tenero, come lo definisce la sua compagna, ha aperto molte ferite, ad esempio quella dei carceri del vivere quotidiano. Per ricordarlo Pralina ha organizzato una mostra intermazionale di arte postale, dal titolo "Il bandito in bicicletta".
Ma per accorgersi che la sua memoria è ancora qui, basta, in città, gettare l'occhio su qualche muro, scorgendo scritte come "Horst vive".

Tiziana Musso
La Fedeltà 24/12/2003