Horst Fantazzini

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Iniziative


ormai è fatta!
Proiezione del film "Ormai è fatta!" a Jesi, il 20 gennaio 2002, immediatamente dopo la morte di Horst.

 

 

 

 

 



da "Controinformazione" giornale della FAI di Jesi, 29 dicembre 2001


Morire di galera
Dedicato ad Horst Fantazzini e a Giovanni Marini

Domenica 24 dicembre è morto in carcere Horst Fantazzini. Aveva 62 anni, di cui la metà passati dietro le sbarre.
Negli stessi giorni veniva a mancare anche Giovanni Marini, figura nota dell'antifascismo militante degli anni '70.
Erano accomunati dal fatto di essere entrambi anarchici e di aver subito l’ingiustizia del carcere con anni di galera che, hanno segnato profondamente la loro vita e la loro fine. Due esempi di cosa questa società intenda per giustizia.
Horst era divenuto noto per essere il rapinatore romantico degli anni '60 che, mai macchiatosi di reati di sangue, aveva accumulato una così alta quantità di anni di galera da scontare, da far impallidire qualsiasi mafioso pentito o tangentaro miliardario.
Giovanni si era girato carceri su carceri in Italia reo di essersi difeso, uccidendo, dall'aggressione di un fascista.
Storie diverse fra loro, ma uguali a quelle di migliaia di altri essere umani: clandestini, piccoli spacciatori, rubagalline, ribelli che quando non vengono ammazzati in uno scontro a fuoco, in una delle tante Piazze Alimonda del nostro paese, nel naufragio di una nave o volando dalla finestra di una questura, muoiono di galera, delle sue regole gerarchiche e malavitose, muoiono di "giustizia ingiusta" che segna l’esistenza dei pezzenti, la stronca e non la "redime"; mentre vengono lasciati impuniti i grandi ladri, i grandi assassini, quelli che bombardano e che tagliano i salari, quelli che si arricchiscono del lavoro degli altri e che esportano capitali, quelli che tagliano le pensioni ed aumentano le tasse ai lavoratori, pronti ad essere difesi dal giustizialista di turno a favore di un Previti o di un qualsiasi altro amico degli amici messo sotto accusa.
Per Horst, Giovanni e i tanti altri perduti c'è la nostra solidarietà militante, la voglia di giustizia sociale, la forza della memoria e l'accusa politica di urlare il nome di ogni sfruttato vittima di una società sempre più trasformata in una grande galera.