Horst Fantazzini

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Intervista a Horst

Domenica 18 aprile 1999 il Giornale Sipario a cura di Paolo Giordano

L'intervista. Dal carcere parla l'anarchico che rapinava con pistole giocattolo. Su di lui esce venerdì una pellicola con Guccini, Haber e Accorsi.

Al cinema c'è il bandito gentile: "Quel film racconta la mia vita"


Milano - Paolo Giordano

La sua vita è fatta di numeri, numeri da incubo: 60, 37, 56. Il primo è quello dell'età, festeggiata da poco. Gli altri due sono gli anni di galera, quelli già scontati e quelli complessivi. Horst Fantazzini uscirà di prigione nel 2024 o giù di lì, nemmeno lui riesce a tenere il conto. Fantazzini è -o, piuttosto, è stato- "il ladro solitario", quello che negli anni 60 svaligiava le banche con la pistola giocattolo. Proprio così, mai sciolto bimbi nell'acido o innescato detonatori. I giornalisti, e forse pure i poliziotti, lo inseguivano con il rispetto che si concede alla preda più nobile. Una preda di sfacciata eleganza: una volta spedì un mazzo di fiori freschi a una cassiera rapinata e incredula. Cose del passato.
Oggi Horst Fantazzini è solo gentile e qui, in questo stanzone ombroso del carcere di Alessandria, i suoi modi delicati si schiantano contro le pareti spoglie. Ha il sorriso lieve. "Le piace? E' il mio pullover nuovo, l'ho messo per l'occasione" dice scavalcando con la voce la ferraglia. L'ultimo che ha acquistato da uomo libero -si fa per dire-, ha quasi dieci anni e forse profuma ancora di Roma, cioè della sua ultima fuga. Catturato anche quella volta. A Sulmona, nel 1974. E l'anno prima, nel carcere di Fossano, fu fermato dai cecchini: proiettili dappertutto, un paio gli vagano ancora nel torace. Un'evasione con due guardie ferite. Allora finì in prima pagina, oggi sullo schermo. Ormai è fatta! si intitola il film (da venerdì nei cinema) che Enzo Moneleone ha tratto dal libro omonimo scritto da Fantazzini su consiglio di Franca Rame.
Allora Fantazzini, ormai è fatta, il film sta uscendo.
Finalmente è una realtà. Già Yves Montand si interessò tempo fa al mio libro, ma poi non si fece nulla.
Con quali occhi guarderà il film sulla sua evasione?
Non lo so perché lo vedo già tutti i giorni. Ho i fotogrammi ben nitidi: la fuga nel cortile del carcere, un lampo che mi acceca. Per fortuna il cecchino sparava dall'alto, altrimenti mi avrebbe spappolato il cervello. A terra, ormai disarmato, sono stato ancora crivellato di colpi. E un cane poliziotto mi ha azzannato salvandomi la vita. Molti proiettili mi hanno raggiunto solo dopo averlo trapassato.
E così dal reticolo di un mirino è passato al reticolo delle carceri: le ha girate quasi tutte.
Da Lecce all'Asinara. Mi sono ribellato, sono stato picchiato.
Statisticamente lei è un record: ha sempre fatto scelte controproducenti.
Rimpianti e rimorsi sono ben distribuiti nella mia memoria. Ma ora non giustifico più la violenza a sfondo ideologico.
Allude?
Negli anni '70 il clima era infuocato. Sembrava di essere in guerra e gli anarchici come me erano al fianco dei terroristi in quello che chiamano "l'attacco al cuore del sistema". Il film va inquadrato in quel periodo. Era il momento delle rivolte nelle carceri. I brigatisti mi dicevano scherzando: "Ora siamo insieme, ma, quando usciamo, spariamo anche a te". Ho capito solo dopo che cercavano il potere per il potere.
Però oggi molti di loro sono a spasso o a tenere conferenze. Lei no.
Lo Stato valuta reati e detenuti a seconda delle sue esigenze. Io non ho mai ucciso, ma sono dentro da oltre 30 anni. Invece ci sono pluriomicidi che vanno in giro liberamente e vengono pure pagati dalle istituzioni. Credo ci sia troppa spregiudicatezza, ho rifiutato la proposta di un giudice: "Sistemiamo tuo figlio Loris" mi propose. In cambio volevano la mia collaborazione, non ho mai accettato.
E così la coerenza vinse anche sulla famiglia.
Mi ricordo mia moglie Anna venire accanto al mio letto all'ospedale di Fossano, le sue peregrinazioni per seguirmi e il primo incontro con il mio secondo figlio Luigino, già grandicello. Emozioni fortissime.
E ora?
Loris diventerà presto padre e Anna si è rifatta una nuova vita.
Ci vorrebbe la grazia.
Ci penso sempre più spesso e c'è anche un comitato che sostiene questa richiesta, anche se io ho desiderato sempre e solo giustizia. Ma forse ho bisogno che qualcuno mi aiuti a sognare la grazia.
Potrebbe farlo il film di Monteleone?
Non lo so. Dopo tanta sofferenza, la mia speranza è di poter finalmente camminare per strada con il mio nome, Horst Fantazzini. L'ultima volta che sono stato fuori, avevo un'identità falsa.