Horst Fantazzini

biografia bibliografiascritti di horstormai è fatta! libro e filmopere di horstiniziative, incontri, memoriemail art, mostra itinerantelinkchi siamocontatti

 

Lettera di Gianfranco Bianco

1 ottobre 2008

Gentile signora Patrizia

le ricambio i saluti e mi scuso se le rispondo con ritardo. Ha ragione. Ho scritto della vicenda Fantazzini negli ultimi anni. Una volta per la rivista Fossano in mostra qualche tempo fa e poi per il lungo racconto sugli anni sessanta a Fossano che lei ha avuto la bontà di citare *.
Faccio risalire a quella drammatica giornata, l'avvio del mio impegno giornalistico "serio". Fino a quel momento e per cinque o sei anni bazzicavo nel giornale di Fossano, scrivevo qualcosa, ma soprattutto partecipavo attivamente alla cucina del giornale, senza aver preso nessuna decisione su cosa avrei fatto da grande. Il primo pezzo l'ho firmato nel 1967, avevo quindici anni e dunque sono quarant'anni che occupo più o meno abusivamente la categoria giornalistica.
Nel 1973, studiavo filosofia a Torino, il quotidiano La gazzetta del popolo, che aveva le redazioni provinciali, mi affidò la corrispondenza da Fossano. Cominciai a Luglio e la rivolta di Fantazzini fu il primo grosso episodio che naturalmente mi vide partecipe del tutto marginale, come è evidente per chi sta appena cominciando. Mi comunicò però subito la sensazione di cos'era il giornalismo, con l'arrivo di cronisti di fama, fotografi, le cineprese del telegiornale Rai e quella impressione forte che si viveva allora, nel ritrovare il giorno dopo la nostra piccola città, prigra e sonnolenta nei giorni di luglio, sulle prime pagine di quotidiani di tutta Italia. Era quasi un miracolo.
Lo confesso: non vi fu, da parte mia troppa partecipazione al dramma umano che si stava consumando, tra feriti, internati in ospedale, minacce telefoniche, tiratori scelti e corpi speciali eccetera eccetera. Vivevo l'eccitazione della cronaca e basta. E - le ripeto- i tempi conciliavano quella sensazione: giornali e tivù erano ancora qualcosa di inarrivabile e noi campavamo come cronisti di provincia con vicende minime di paese.
L'ho raccontato diffusamente nella "Miss al Magar". Magar era allora una famosa sala danze con locale invernale e giardino estivo, alla cui siepe si bloccavano i sogni di noi adolescenti di allora in una città dove tutto, sentimenti, dolori, rabbie si fondevano in un'unica saga collettiva.
E' il profumo di provincia, degli anni sessanta..e ahimè anche di tutto ciò che abbiamo perduto.
La rivolta di Fantazzini prima, poi quella ben più sanguinosa l'anno successivo nel carcere di Alessandria prepararono in qualche modo il clima violento e arrabbiato degli anni settanta. Lo stesso carcere di Fossano non era più quello del direttore Crispino de Luise che negli anni cinquanta vi portava le filodrammatiche di parrocchia, le conferenze di oratori, il Sindaco e il Vescovo o dove un detenuto poeta condannato all'ergastolo poteva addirittura colloquiare a distanza sul giornale locale con il responsabile dell'ufficio collocamento anche lui in vena di poesia.
Del giorni di Fantazzini ricordo il cane abbattuto dai tiratori scelti; il maresciallo Aurelio Calusio che non menò mai vanto per aver premuto il grilletto che bloccò la fuga con gli ostaggi ed un articolo di Marco Nozza sul "Giorno" che parlava di una misteriosa donna bionda che aspettava in angoscia nascosta in un portone di via San Giovanni Bosco, l'evolversi degli eventi. Nessuno di noi seppe mai se era davvero esistita la donna del rivoltoso, o se il cronista se la fosse inventata.

* Cfr. Una Miss al Magar - Tec edizioni Fossano dicembre 2007. Parte Terza. Capitolo: Dal vostro Inviato Speciale. Pagg 363-370

Gianfranco Bianco