Horst Fantazzini

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Racconti

Mannaro

Il cambiamento lo colpì con violenza, facendolo sussultare. Arretrò e cadde in avanti aggrappandosi al terreno con le mani aperte. Il sangue prese a pulsare più forte, gli intestini si contrassero e le feci vennero espulse con violenza.
Perché non poteva essere come tutti gli altri?
Per tutta la vita era stato un diverso; perché a ogni plenilunio era costretto a isolarsi e a vivere come un reietto, perché per tutti era l’immonda bestia. Aveva l’aspetto di un uomo, camminava e parlava come un uomo, si comportava come un uomo. Ma non era un uomo.
Dalla spina dorsale appena accennata fuoriuscì una coda arricciata. Il corpo prese a gonfiarsi, le giunture a fondersi, gli occhi si annebbiarono offuscati dalla lacerante trasformazione; il volto si sciolse in lucidi filamenti che si ricomposero a descrivere una forma segreta dietro quella umana. Aveva cercato d’impedire che accadesse di nuovo. C’era un modo per porre fine a tutte le sofferenze: una pallottola d’argento. Ma la bestia che era in lui si era dimostrata ogni volta la più forte e l’aveva soverchiato.
I movimenti si fecero più accaniti, in una mescolanza di sussulti e sensualità. A uno spasimo seguiva una movenza sinuosa, come quella di un serpente che si libera della vecchia pelle. Peli ispidi, setolosi, spuntarono sulla schiena. Il corpo intero fu avvinto dall’esplosiva eccitazione che gli fece scorrere saliva dalle labbra e gli inturgidì il membro.
Perché non poteva essere come tutti gli altri?
Mai a lungo in un solo posto; nascondersi, sfuggire alla caccia, sfamarsi, questa era tutta la sua vita. Avrebbe voluto essere toccato, amato. Era sbagliato? Era chiedere troppo?
La guance prudevano e bruciavano, gli orecchi crescevano mentre le dita si rattrappivano. In quel terremoto di sussulti perdeva la sua umanità, l’essenza stessa dell’uomo già era sfuggita e si era riorganizzata in una nuova forma.
Ecco, era finita, ma sarebbero mai terminate l’umiliazione e la rabbia?
Rabbrividì dal disgusto al pensiero del cibo: ogni trasformazione richiedeva un’enorme quantità di energia che doveva essere prontamente reintegrata.
Sollevò il grugno verso la luna di marmo cercando nell’aria il profumo delle ghiande, e grufolò mentre si metteva in caccia di querce.
Un maiale.
Perché non poteva essere un lupo mannaro come tutti gli altri?

di Horst Fantazzini (accaeffe) - febbraio 1996