Horst Fantazzini

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Biografia di Maria Zazzi

 

Intervista (Rivista Anarchica, aprile 1981)

Maria Zazzi biography in english

Nasce il 10 giugno 1904 a Coli (PC), da Pietro e Modesta Ballerini; detta Tante Marie. Sarta. Trascorre l’infanzia e la prima giovinezza nei pressi di Perino (PC); aiuta la propria famiglia nel lavoro dei campi.
Nel 1923 emigra in Francia per raggiungere il fratello Luigi, la cui moglie era morta di parto. Socialista massimalista, Luigi Zazzi era espatriato clandestinamente nel 1922 per sfuggire alle persecuzioni fasciste.
La famiglia si trasferisce a Parigi dove, frequentando l’ambiente dei fuoriusciti italiani, la Z. si orienta decisamente vero l’anarchismo, grazie anche alla conoscenza del libertario bolognese Armando Malaguti con cui instaura un rapporto di convivenza. L’attività di propaganda e di assistenza esercitata dalla coppia anarchica è molto apprezzata dai compagni, tra cui la famiglia Berneri.
La Z. è tra le poche donne attiviste in quel contesto, mettendo al servizio dei compagni fuoriusciti o ricercati il suo mestiere di sarta per uomo e le sue doti di accoglienza, ma facendosi rispettare come militante grazie al carattere energico ed alla forte personalità. Le autorità francesi arrestano più volte Malaguti, fino ad espellerlo all’inizio del 1927: la coppia si rifugia prima in Lussemburgo, poi in Belgio a Seraing, Liegi e Bruxelles. Nella capitale belga la Z. conosce, fra gli altri, Ida Mett e successivamente Buenaventura Durruti e Francisco Ascaso. Oltre a svolgere la consueta attività nel campo della propaganda e dell’assistenza, si occupa anche di tenere i collegamenti e di portare vitto e vestiti ai compagni incarcerati, presentandosi ai secondini come la zia del detenuto di turno: si “guadagna” così il soprannome di Tante Marie.
A Bruxelles partecipa attivamente, insieme a Angelo Sbardellotto e a Bruno Gualandi, alla campagna per la liberazione di Sacco e Vanzetti, che culmina nel giorno dell’esecuzione con uno sciopero generale a cui i lavoratori aderiscono in massa nonostante la contrarietà dei sindacati ufficiali. Essendo ricercati anche dalla polizia belga, Malaguti e la Z. riparano nuovamente a Parigi nel 1932 dove frequentano, tra gli altri, Nestor Machno e Volin. Negli anni successivi la coppia cambia spesso domicilio tra Parigi e Bruxelles. Nell’agosto 1936 Malaguti si arruola nella Colonna “Ascaso” per partecipare alla guerra di Spagna. Nello stesso periodo la Z. si reca a Barcellona per mettersi al servizio della rivoluzione anarchica, Malaguti viene però arrestato nel marzo 1937 durante una licenza in Francia e la Z. fa ritorno a Parigi dove rimane, nonostante la successiva liberazione del compagno, per trovare alloggio e documenti ai reduci della guerra spagnola. L’occupazione nazista della Francia sorprende la coppia a Parigi: la Z. viene arrestata nel dicembre 1940 dalla Gestapo, interrogata senza esiti sul nascondiglio del compagno e picchiata per due volte, ma viene rilasciata e fugge nuovamente in Belgio. Infatti le varie polizie politiche conoscono la Z. principalmente come compagna del Malaguti, ma ne sottovalutano le autonome capacità di militante. Malaguti viene comunque arrestato e deportato in Germania; nel febbraio 1941 è consegnato dalle autorità tedesche a quelle italiane che lo condannano al confino, relegandolo a Ventotene (LT). La Z. intraprende allora il viaggio per raggiungere il compagno, restando bloccata nel luglio 1941 alla frontiera di Bardonecchia (TO) per tre giorni perché iscritta nella Rubrica di Frontiera per il provvedimento “da perquisire e segnalare”. Giunta a destinazione, le viene negato il permesso di vedere Malaguti: i due decidono allora di sposarsi e la Z. riceve l’aiuto e i consigli di Sandro Pertini e Umberto Terracini per espletare i vari adempimenti burocratici. I due noti antifascisti fanno anche da testimoni al matrimonio. Solo dopo l’8 settembre 1943, con l’evasione di Malaguti dal campo di concentramento di Renicci d’Anghiari (AR) - dove era stato tradotto dalle autorità badogliane insieme agli altri anarchici confinati - i due coniugi possono partecipare attivamente alla Resistenza nel bolognese.
Dopo la morte di Malaguti, avvenuta nel 1955, la Z. si accompagna con Alfonso “Libero” Fantazzini, che aveva già conosciuto negli anni dell’esilio. La loro abitazione diventa un importante punto di riferimento per tutti gli anarchici che frequentano o passano per Bologna, grazie all’ospitalità e all’autorevolezza che caratterizza i due anziani militanti. Nonostante l’aspetto fragile e l’età segnata dalle traversie, la Z. mantiene un’energia contagiosa. Lei che non aveva avuto figli assume quasi un ruolo materno per i giovani militanti anarchici delle nuove generazioni.
Diventa tutrice di Horst, figlio di Fantazzini, il “rapinatore gentile” che dal 1968 è vittima di un interminabile accanimento carcerario. Durante gli anni ’70 si attiva a favore di Valpreda riallacciando, tra l’altro, i contatti con Terracini. In occasione della mobilitazione promossa da Alessandro Galli al fine di abolire l’obbligo per gli insegnanti di giurare fedeltà allo Stato, si reca a Roma con altri anarchici bolognesi dal Presidente della Repubblica Pertini, che promette il suo interessamento. Partecipa ai congressi e ai convegni della FAI fino alla prima metà degli anni ’80, quando resta colpita da una grave forma di paresi. La malattia della compagna provoca in Fantazzini un rapido deperimento psicofisico, che lo conduce alla morte il 14 dicembre 1985. La Z. passa gli ultimi anni della sua vita in un ospizio; muore a Bologna il 5 gennaio 1993.


Biografia tratta dal Dizionario biografico degli anarchici
italiani
, BFS editrice.

FONTI: ACS, CPC, ad nomen.

BIBLIOGRAFIA: scritti su Z.: R. Ambrogetti, Vivere da Anarchica, “A – Rivista Anarchica”, Milano, aprile 1981; A. Galli, Maria Zazzi, Una vita da anarchica, “Umanità Nova”, Carrara, 24 gen. 1993; P. Finzi, Così ricordo Maria – Una figura limpida, “A – Rivista Anarchica”, Milano, febbraio 1993; Testimonianza dattiloscritta il 15 feb. 2003 di Saverio Nicassio, Vincenzo Tallarico, Elio Xerri; Testimonianza dattiloscritta il 30 maggio 2003 di Patrizia Diamante; Testimonianza dattiloscritta il 14 giugno 2003 di Saverio Nicassio.


Tomaso Marabini, Roberto Zani (16 giugno 2003)