Horst Fantazzini

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da "Boxer" settimanale di satira - n° 71 - 31/7/1998

di Geraldina Colotti

La parola alla difesa

Per alcuni la vita può essere un cumulo di ricchezze, per altri di schifezze, per altri ancora semplicemente un cumulo giuridico, meccanismo prezioso e complesso per chi abbia collezionato svariati anni di galera. In teoria il cumulo consente al detenuto di sommare le proprie condanne entro il limite massimo dei trent'anni. Ma capita anche che non funzioni, e la somma degli anni lieviti in modo catacombale. Come il caso di Horst Fantazzini - fortunato come un bagarozzo innamorato di uno schiacciasassi - che, proprio in forza del cumulo, dovrà restare al Gabbio fino al 2016. Con lui, infatti, i tribunali, hanno mandato in tilt tutti i pallottolieri. Ma come è potuto accadere? Ce lo spiega il quarantenne avvocato Luca Petrucci, del Foro di Roma.
R. Tra rapine, rivolte, evasioni e altre spicciolate, il cumulo del mio cliente arrivava a trent'anni. Poi, nel '90 ottenne un primo permesso-premio da cui non rientrò. Venne comunque ripreso nel gennaio '91. Nel frattempo, però, fu accusato di un'altra rapina e condannato in primo grado a sette anni. Inoltre, deve ancora essere processato per possesso di soldi falsi rinvenutogli a casa.
D. E quindi il cumulo ha ripreso a lievitare...
R. Sì, perché per un meccanismo della Cassazione si devono scorporare le pene già scontate in ogni singolo reato e si ridetermina così un nuovo cumulo: trent'anni da quando Fantazzini è stato riarrestato...
D. Considerando che ne ha già scontati trenta e che così dovrà uscire a novanta, può solo sperare che scoprano la pillola dell'immortalità. Oltretutto, mi sembra che sia anche stato accusato di banda armata, e lì, se va male, gli ci vorrà un'altra vita...
R. Sì, lo accusano di essere fra gli organizzatori di Azione Rivoluzionaria, un gruppo anarchico sospettato di vari sequestri e rapine dall'81 in poi. Tutto per via di una pentita, Nanseci-Moldé, che l'ha incontrato durante la sua latitanza. Ma, per il resto, non c'è alcuna prova su niente.
D. Veramente in questo genere di processi, le prove sono un optional, quel che conta è la parola del pentito e il convincimento del magistrato: dopo vent'anni di leggi emergenziali, si ha una certa esperienza...
R. Sì, ma noi siamo fiduciosi. Speriamo, anzi, di concludere al più presto le pendenze in corso...
D. Perché Fantazzini possa richiedere altri benefici?
R. No, quelli potrebbe richiederli anche ora. Ma per me, l'unica via percorribile nella sua condizione sarebbe una richiesta di grazia. Dopo tutti gli anni di galera che ha fatto senza aver ucciso nessuno, mi sembrerebbe anche ora.
D. Vedo che ha preso molto a cuore la causa del suo cliente...
R. Horst Fantazzini è una persona speciale. Io l'ho conosciuto per caso, perché stava in cella con uno dei miei clienti che gli ha parlato di me, e mi ha subito colpito la sua forte personalità, i suoi valori. Sono rimasto anche affascinato dal suo libro.
D. Fra i suoi clienti, ci sono altri casi noti?
R. Mi sto occupando del processo per la morte di Marta Russo. E poi sto difendendo D'Alema nella causa contro il Corriere della Sera.
D. Così si comprerà un'altra barca...
R. Mah, in questi casi finiscono per mettersi d'accordo...


Fave di Fuga

di Geraldina Colotti

Ma che ne pensa Fantazzini, il diretto interessato? Fidando sulla mitica velocità tartarughesca delle poste italiane e sulla solerzia ancor più mitica dell'Amministrazione carceraria, Boxer gli ha rivolto per lettera qualche domanda.
D. Perché appena ti hanno dato un permesso-premio sei scappato più veloce di Speedy Gonzales? Credevi che il premio te lo avrebbero dato alla fine della corsa?
R. Nell'89, dopo circa vent'anni di carcere, ebbi il primo permesso. Ma dopo un quarto di vita speso ad evadere e tentare d'evadere, non ce la feci a trasformarmi in carceriere di me stesso e decisi di scegliere la latitanza. Comunque, mi ripresero nel gennaio '91.
D. Giusto il tempo di una boccata d'aria pesante, ma almeno non condizionata. E adesso?
R. Attualmente sono uno degli imputati della montatura congiunta Ros (reparti speciali dei carabinieri, n.d.r.) e Marini (il giudice che, che per un difetto ottico-dietrologico-narcisistico moltiplica ad aeternum il numero dei brigatisti nel sequestro Moro e, in mancanza di meglio, vede anarco-terroristi dappertutto. Sempre n.d.r.): il processo è in corso a Roma. Dopo l'ultimo arresto sono stato processato per documenti falsi (2 anni e 10 mesi), detenzione di armi (5 anni e mezzo), rapina (7 anni, ancora in fase d'appello) e aspetto il processo per detenzione di soldi falsificati.
D. Come si sta nel carcere dove ti trovi ora?
R. Qui non c'è eccessivo sovraffollamento. Così non sono obbligato a dormire sul computer tipo Snoopy. Anzi, il computer me lo lasciano usare senza problemi, ma per il resto il regime è come nelle altre carceri, vessatorio e ricattatorio: subisci, altrimenti ti azzeriamo i benefici della Gozzini. Il magistrato di sorveglianza di qui ce la sta mettendo tutta per entrare nel Guinness dei primati quanto a ristrettezza mentale, culturale e umana.
D. Eh, in quel campo la concorrenza è grande. Altro che etica del diritto. ma anche fra i detenuti, però, è cambiato tutto. Non ti senti un sopravvissuto? Non c'è più l' "etica" di una volta.
R. Già. il "vecchio delinquente" aveva dignità e modi comportamentali che gli permettevano di riconoscersi in un'entità altra e separata da quella del potere. Era "contro" per orgoglio e rabbia e anche perché non aveva nulla da perdere. Poi la legge Gozzini gli ha dato "qualcosa da perdere", castrando la sua anima ribelle. Ma la cosa più grave è stata la modificazione della composizione carceraria. Oggi, la maggior parte dei detenuti si trova in carcere per reati attinenti alla droga: tossicodipendenti che per procurarsi la loro dose giornaliera di morte commettono piccoli reati. Molti piccoli spacciatori e pochi grossi trafficanti. E qui, dato che il tossicomane seguita a farsi e lo spacciatore a trafficare, si ricompongono gli stessi rapporti di forza vigenti all'esterno: il tossicomane continua a subire, a sottomettersi, lo spacciatore a godersi il suo misero piccolo potere, coadiuvato da guardie complici, i cosiddetti "cavalli". Una bella palude di rassegnazione, sudditanza, spersonalizzazione.
D. E quali sono i tuoi valori in questo delizioso ambientino, consigliabile ai forcaioli che vogliano rifarsi vista, udito, olfatto?
R. I miei valori di sempre: solidarietà, amicizia, refrattarietà verso questo lento ma pressante processo di spersonalizzazione, legami di affinità e di progettualità con le sorelle e i fratelli che coltivano il mio stesso sogno di libertà e progresso sociale.
D. ... Peccato che 'sti fratelli e sorelle più che sognare, in questo periodo sembrano ronfare della grossa, e non si fanno molto sentire. Cosa pensi si dovrebbe fare per fargli cadere qualche fetta di mortadella dagli occhi?
R. Casualmente, oggi è il 14 luglio. Ecco, credo che bisognerebbe rifare quello che fu fatto 209 anni fa a Parigi, ma senza fermarsi subito. Oppure quello che fu fatto dagli anarchici in Catalogna, che distrussero tutte le carceri, cercando nel contempo di costruire una società che non avrebbe più avuto bisogno di carceri.
D. Sì, ma considerando che ci vorrà qualche annetto per veder realizzati i nostri sogni e che ancora non ti hanno concesso una vita di riserva, come intenderesti impostare una campagna d'opinione per la tua liberazione?
R. Dall'esterno mi aspetto poco o nulla, anche se qualcosa si sta muovendo per una concatenazione (passami il termine) d'eventi da me non cercati, ma comunque graditi. Ma più che una campagna per la "mia" liberazione, mi piacerebbe vedersi concretizzare una campagna per la liberazione di tutti quei compagni e ribelli che dopo due decenni e più si trovano ancora in galera. Qualcuno si ricorda del brigatista Maurizio Ferrari? E' in carcere dal 1974 e non ha mai chiesto una licenza. Ma venti o trent'anni di carcere, non sono già sufficienti?