Horst Fantazzini

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Articolo tratto da "il Giorno" 10 maggio 1974

Drammatiche ore nel carcere di Sulmona (L'Aquila)

EVADE MA POI SI ARRENDE FANTAZZINI, "BANDITO GENTILE"

Ha tentato un'altra volta il colpo - Caduto da 5 metri si è fratturato i piedi - Non è andato lontano - A Fossano in luglio ferì tre agenti, prese due ostaggi e cercò di fuggire coprendosi con loro: ma poté essere catturato gravemente ferito

dal nostro inviato Graziano Sarchielli

SULMONA, 9 maggio
Per 6 ore ha tenuto una città con il fiato sospeso, barricato in una canonica di periferia, disabitata, almeno in quel momento. Il parroco era andato a dire messa in un paese vicino, e così Horst Fantazzini ha concluso lì tra vecchi quadri, un bel coro, un'abside romanica, poche vecchie sedie spagliate, la sua ultima avventura. Questa volta però, invece della solita pistola-giocattolo delle sue rapine compiute quasi tutte al Nord, negli anni ‘60, aveva una vera "beretta" e 20 proiettili.
Come gli sia arrivata quella pistola nel carcere di Sulmona, considerato uno dei più sicuri d'Italia, nessuno ancora è riuscito a spiegarlo. Eppure Horst Fantazzini questa mattina ha puntato sul viso del secondino la pistola: "ora mi apri il cancello", ha detto deciso. Il secondino ha aperto e Horst ha guardato la libertà scavalcando un muro alto 5 metri. Un altro agente l'ha visto fuggire, ma non ha sparato "per paura di colpire alcuni concittadini che si trovavano lì".
Conosciuto come il "bandito gentile", e anche il "rapinatore solitario", Horst s'è buttato di corsa per il paese. Alcuni cittadini l'hanno visto con i capelli sulla faccia, la pistola in pugno, correre verso la periferia. In carcere, intanto, già iniziava l'inseguimento mentre i carabinieri cercavano di bloccare le strade che portano fuori della città. Horst Fantazzini ha però perso quasi subito il fiato, forse anche perché si era ferito ai calcagni. "L'ho visto appoggiato a un albero mentre si guardava intorno", ha detto una donna: "probabilmente non sapeva dove andare". Come ultimo rifugio s'è scelto una chiesa. Ha tirato un calcio a una vecchia porta ed è entrato senza difficoltà. Cinque minuti dopo era circondato.
Il dialogo tra le forze di polizia e il rapinatore che deve scontare ancora 20 anni di carcere non è stato troppo lungo. "Butta la pistola e vieni fuori con le mani in alto". Dall'interno della canonica solo silenzio. L'invito ad arrendersi, questa volta da parte del direttore del carcere, ha finalmente trovato risposta: "voglio un lasciapassare e la garanzia di potermi allontanare dalla zona": questa la richiesta del fuggitivo.
Saggiamente, non si è voluto ricorrere alla maniera forte, giudicata pericolosa dal procuratore della repubblica di Sulmona, Elio Stella. E' stato proprio il magistrato a mettersi in contatto con l'avvocato di Fantazzini, Mario Giulio Leone. A questo punto il bandito ha cambiato tattica: niente più salvacondotto e garanzia di fuga, ma la promessa di venire adeguatamente curato. Dopo che il medico del carcere, De Meo, gli aveva garantito che le pratiche per un intervento chirurgico al quale Fantazzini dovrebbe essere sottoposto saranno accellerate al massimo, e dopo avere ricevuto un messaggio dal padre ("non fare pazzie, arrenditi, ti cureremo presto e bene") Fantazzini è uscito dalla canonica. In una mano teneva la pistola e nell'altra un grosso coltello a serramanico. Li ha buttati lontano.
Ora lo stanno interrogando per sapere da che parte gli è arrivata la pistola: è escluso - secondo una dichiarazione del direttore del carcere - che sia riuscito a strapparla a una guardia.
Horst Fantazzini ha appena compiuto 35 anni, e venne a suo tempo condannato per una lunga serie di rapine, che condusse a termine senza mai sparare un colpo, armato sempre di una pistola-giocattolo.
Ma l'anno scorso, appreso che il suo ultimo ricorso era stato respinto, si procurò nel carcere di Fossano una pistola, un'arma vera, stavolta: ferì tre agenti, si barricò con due ostaggi, pretese una "giulia" per fuggire, intavolò estenuanti trattative, mentre i più abili tiratori dei distaccamenti piemontesi dell'Arma si appostavano in un angusto cortile, nell'attesa del momento cruciale. Si finse di cedere alle richieste, si portò una "giulia" in quel cortile. Quando Fantazzini comparve coprendosi con gli ostaggi, un cane addestrato gli fu lanciato addosso, lo distrasse quell'attimo necessario ai tiratori per sparare tutti insieme. Vollero sparare tutti. Ma il bandito, pur crivellato di colpi, riuscì a sopravvivere. E anche oggi gli è andata bene, infine.