Horst Fantazzini

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Rapinare, la passione della vita.
E Fantazzini non ha resistito.
UN RAPINATORE PRIGIONIERO DEL MITO.


E' tornato alla Dozza dopo un periodo di semilibertà il famoso Horst Fantazzini.
di Cesario Picca. "Il Domani", venerdì 21 dicembre 2001.

Horst Fantazzini, noto per reati quali il sequestro di persona, il possesso di armi, la rapina, la banda armata e quella sovversiva, ma soprannominato anche il "rapinatore gentile", è rimasto vittima della cattiva creanza. Mercoledì mattina voleva entrare in banca, ma non gli hanno aperto la porta. Probabilmente avrebbe fatto la fila come sua abitudine e una volta giunto davanti alla cassa avrebbe proferito la frase che lo ha reso celebre: "Per cortesia, la signoria vostra è pregata di darmi l'incasso". Un eufemismo per dire "mani in alto, questa è una rapina". Quelli della banca, però, forse lo conoscevano, forse no.
Forse a quell'ora c'era molta gente e, come al solito, hanno sbarrato le porte per non fare entrare più alcuno. Lui ha insistito.
Ha bussato parecchie volte, ma nessuno si è degnato di dargli una risposta. Ha aspettato e quando ha visto giungere un altro cliente al quale, al contrario, hanno aperto la bussola, lui ha cercato di accodarsi, ma li hanno tenuti fuori tutti e due.
A quel punto deve aver capito che non era giornata per fare una rapina ed è scappato con il suo complice. Ma dalla banca avevano già avvertito il 113 e una pattuglia della sezione antirapine della Squadra Mobile ha impiegato davvero poco tempo per trovarlo. Del resto sarebbe stato impossibile fare altrimenti dal momento che i due avevano tentato la fuga con due biciclette. Se fosse riuscito ad entrare nella filiale della Banca Agricola Mantovana di Porta Mascarella, Horst Fantazzini probabilmente avrebbe messo a segno una rapina. Addosso i poliziotti gli hanno trovato una calza da donna tagliata, un cutter, un paio di guanti in lattice e un sacchettino nel quale mettere la refurtiva. Gli stessi arnesi sono stati trovati pure addosso al suo complice, A.B., trentaseienne di C., anche lui con vari precedenti. I due sono stati arrestati per tentata rapina in concorso. Con loro c'era anche una terza persona che è riuscita a dileguarsi. Al sessantaduenne Horst Fantazzini, nato in Germania, ma da sempre residente a Bologna in via Roncrio, questo episodio gli varrà la revoca dei benefici che dallo scorso maggio - dopo una condanna fino al 2.019 - gli erano valsi la semilibertà.
La gentilezza con la quale è passato alla storia probabilmente non veniva tanto dal suo modo garbato di relazionarsi con le sue vittime, bensì per il rispetto che aveva per il prossimo.
Difficile, infatti, trovare un rapinatore che aspetta il suo turno per mettere a segno il colpo che ha in mente. Ma c'è pure chi racconta di un mazzo di rose inviato ad una cassiera svenuta proprio durante una sua rapina.

Bandito vecchio stampo in carcere dal '68.
di Luca Sancini

"E' un poco di buono e, con dolore sono io il primo ad ammetterlo; ma non è quel gangster che qualcuno vuole dipingere, quel cervello pronto ad organizzare colpi su colpi":
Così Alfonso Fantazzini, l'anarchico padre di Horst alla prima udienza del processo in Corte d'Assise del 18 febbraio 1968 contro il figlio imputato di rapina. "Non lo giustifico - continua il padre - ma voglio collocare la sua immagine nella luce che gli è propria. Le prime preoccupazioni me le diede a 15 anni. Cominciò a frequentare cattive compagnie e, forse debole di carattere, si lasciò traviare. Feci di tutto per non lasciarlo scivolare lungo la china, ma tutto fu vano. Sembrava quasi un predestinato". Quella di Horst Fantazzini è la storia di un mito raccontata sia in un libro autobiografico pubblicato nel 1976 (Editore Bertani) e intitolato "Ormai è fatta! Cronaca di un'evasione" che in un film di qualche anno addietro con lo stesso titolo, interpretato da Stefano Accorsi. Un mito cominciato nel modo peggiore, però, perché Fantazzini non pare portato per fare il rapinatore. Dopo aver rubato bici e ciclomotori, nel 1966, a 27 anni, prova il grande salto e decide di rapinare una banca di Genova. Pistola in pugno, ma tanto imbarazzo, chiede al cassiere i soldi, ma quello lo invita ad andarsene con piglio deciso. Lui se ne va avvilito e abbattuto per la figuraccia, ma senza darsi per vinto. Qualche ora più tardi entra in un cambiavalute, chiede i soldi al proprietario e questi, per niente spaventato, impugna a sua volta una rivoltella, spara un colpo in aria e lo costringe alla fuga. Forse avrebbe dovuto capire che non era giornata, mentre invece viene arrestato dalla polizia proprio quando stava cercando di riprovare ancora. Lo rinchiudono nel carcere di Genova poi lo trasferiscono nella casa di lavoro di Bellaria di Varese dalla quale, nel 1967, fugge.
A 29 anni è già un personaggio per via delle numerose rapine. Nel '68 viene rinchiuso nel carcere di Fossano da dove prova, senza successo, l'evasione del 1973. E male finisce anche la rivolta nel carcere di Badu' e Carros in Sardegna.
Secondo Claudio Santini, attuale presidente dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna che da cronista di giudiziaria del Resto del Carlino ha seguito la vicenda, Horst Fantazzini è un caso emblematico della storia giudiziaria italiana. "Per una serie di questioni procedurali e giudiziarie - racconta - un rapinatore "normale" è diventato un delinquente sul cui capo si sono sommate pene elevatissime. Sì, perché a furia di accumularne per i diversi reati di cui si è macchiato, alla fine si è ritrovato con condanne lunghissime".

Quattro amici al bar, la donna e un cagnolino.
Il ladro gentiluomo nella testimonianza del "Ciccio" di via San Mamolo.
Il pranzo con la sua compagna, qualche volta la partita di calcio in tv e negli ultimi mesi, le passeggiate con il cane.
Lo conoscevano in tanti al Bar Ciccio in via San Mamolo, il ladro gentiluomo, incappato nuovamente nei problemi con la giustizia. Horst Fantazzini frequentava il bar con discrezione, quasi assaporando dopo tanti anni di carcere, la vita quieta di uno di quei bar di periferia che ti senti a casa.
"Veniva tutti i giorni Fantazzini - racconta Roberto Cevenini il proprietario - da quando era in semilibertà. Lui e la sua fidanzata. Avevano trovato un cagnolino per strada e lo avevano preso con loro. Quando abbaiava da fuori, si alzavano, lasciando la roba nel piatto e uscivano ad accarezzarlo".
Il Ciccio se lo ricorda anche prima che diventasse un rapinatore negli anni '60: "Era più grande di me, ma qui nella zona ci frequentavamo tutti. Conoscevo suo padre, perché alla domenica gli portavo l'Unità. Lui era anarchico, prendeva il giornale e me ne dava uno di idee libertarie. Così con grande rispetto". poi Fantazzini si perse dietro i salti del bancone e, in via San Mamolo non lo videro più. Leggevano sul giornale della sua vita in carcere, di quel tentativo di evasione finito nel sangue, e quasi si meravigliavano fosse stato Horst.
Infine il ritorno, nelle ore diurne del regime di semilibertà. "Proprio l'altro giorno mi diceva che era contento - continua il Ciccio - perché avrebbe passato e festeggiato a casa il Natale. Suo padre per le idee che aveva, non lo festeggiava. E forse lui, anche per tutte le festività che aveva fatto in galera, quest'anno voleva goderselo". Nel bar c'è la tv accesa, e parlano dei due rapinatori presi mentre fuggivano in bicicletta. "Vecchio stile" dice uno, "ma se eri qui l'altro giorno" dice un altro, scuotendo la testa.


Il Commento.
di Luigi Bernardi, autore de "Il libro dei crimini".

A gennaio dello scorso anno, in un'intervista pubblicata su "Umanità Nova" aveva detto: "Se avessi la possibilità di rivivere la mia esistenza, non farei le stesse cose. Non perché ritenga immorale, in questa società, rapinare banche, ma perché ritengo stupido buttare via così la propria vita".
Un paio di giorni fa, Horst Fantazzini l'ha fatto di nuovo, o almeno ci ha provato, ma non fa testo, non è una contraddizione rispetto quella dichiarazione: lui la vita l'aveva già gettata via, la prima volta che era entrato in banca per farsi dare dei soldi, puntando una pistola giocattolo contro un cassiere visibilmente meno impacciato di lui. Un gesto forte, sia pure piccolo, che ha segnato una vita intera, e con lei quella di tante persone a lui care. Paradossalmente, se il cassiere invece di dargli i soldi l'avesse mandato a quel paese, gli avrebbe raddrizzato l'esistenza, riportandola sui binari certo più accettabili, per Fantazzini stesso, ma anche per la coscienza di una società che l'ha schiaffato in galera punendolo con una detenzione che non si dà neanche a un pluriomicida. La sua storia era diventata di dominio pubblico per il film che ne fu tratto - "Ormai è fatta!", di Enzo Monteleone, con Stefano Accorsi protagonista - ma molti la conoscevano già per un agile libretto dallo stesso titolo, pubblicato dall'editore Bertani. Era in carcere dal 1968, ma si era fatto anche qualche mese prima di allora, nel maggio di quest'anno aveva finalmente ottenuto la semilibertà, la definitiva uscita era prevista nel 2.019.
Dopo la storia di Porta Mascarella, chissà che gli succederà ancora. A tipi come Horst Fantazzini, questa società non fa mai sconti, come quando il giudice di sorveglianza non gli ha permesso di assistere alla prima del "suo" film. E non perché rechino effettivo danno sociale (un evasore fiscale, anche di media o piccola tacca, ne produce sicuramente di più), ma perché ci ricordano in ogni momento come la sperequazione fra chi ha e chi non ha sia abissale, spesso non altrimenti frangibile che con gesti estremi.
Non c'è niente di patetico, in questo nuovo tentativo di rapina da parte di un uomo ormai diventato nonno. Forse Fantazzini voleva prendersi una sorta di rivincita: un "colpo" portato a termine senza essere preso. Un successo che, pur non ripagandolo di un'esistenza buttata via, gli avrebbe almeno permesso di staccare un sorriso beffardo al suo sessantaduesimo natale, il primo dopo tanti anni che avrebbe potuto trascorrere in libertà, sia pure relativa.
Invece è rimasto incastrato nelle porte della banca, uno dei tanti sistemi di controllo messi in atto contro gente come lui, un sistema che forse non conosceva e lo ha innervosito, facendolo desistere e tentare un goffo tentativo di fuga in bicicletta.
Una conclusione assurda, che ricorda quella di Ugo Ciappina, mitico "gangster" milanese, che fu arrestato perché la moglie aveva dimenticato il contrassegno del lavasecco sulla tuta da metalmeccanico usata per la rapina, e lasciata sul luogo del crimine. Per Fantazzini e Ciappina "la vita è uno schifo" e "il sole non è per noi", come ben sintetizzato dal titolo di due romanzi nerissimi di Léo Malet, uno che storie come la loro ha saputo raccontarle al pari di pochi altri. Un sorriso e il sole non si dovrebbero negare a nessuno. E la battaglia quotidiana di questi "vecchi" malavitosi era proprio questa: socializzare la vita, quello che di bello poteva offrire la vita, persino a costo di rovinarsela, persino a costo di illudersi ogni giorno che ormai fosse fatta.